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John Barleycorn Reborn – Dark Britannica
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label: Cold Spring (2007)
formato: CD
Genere:
British folk
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Questo doppio CD è un’iniziativa che esula dagli album di cui siamo soliti parlare, è anche piuttosto lontana dai generi cari alla scena underground, è insomma un unicum di cui si prende oneri e onori la label Cold Spring in collaborazione con la Woven Wheat Whispers, di cui vi raccomando una visitina nel sito web. Tutti o quasi conoscono il mito di origine tardo medievale riguardante John Barleycorn e questo nome tiene a battesimo la release non a caso, dato che il riferimento musicale e testuale è proprio diretto al folk dell’età oscura inglese (la definizione di “Dark Britannica” è quindi indirizzata al quel periodo, non a stili musicali o occultismi). Appunto con questa compilation John Barleycorn rinasce, e rinasce con lui un filone dimenticato dai grandi media. Tanti musicisti britannici in tempi recenti hanno interpretato il folklore della propria patria pur non ricevendo quell’attenzione che gli avrebbe fornito una maggiore notorietà. Questo lavoro mira a far luce su una realtà a cui è stato dato ancora poco spazio e ci istruisce su quel sottobosco che è cresciuto negli anni in una situazione di vero underground prendendo vita esclusivamente dal folklore locale. Ad un ampio numero di artisti sconosciuti si affiancano alcuni nomi di grande notorietà che di certo aiuteranno a promuovere l’iniziativa: su tutti i Sol Invictus che staccano di molto gli altri autori, grazie a una traccia sperimentale e oscura come (nonostante gli anni e gli acciacchi artistici) solo Wakeford sa fare. Interessante anche il brano di Tony Wakeford e Andrew King, uniti nella band The Triple Tree, insieme ad altri nomi importanti di contorno (John Murphy e Renée Rosen su tutti). Lo stesso King si presenta in veste di cantautore singolo con esiti che non si distaccano dagli standard a lui usuali. Presenti anche Matt Howden che con la sua creatura Sieben sa ben penetrare nell’ambiente old folk; Peter Ulrich, storico percussionista dei Dead Can Dance, costruisce un brano medievale rinforzato da una linea vocale elegante; i meno noti While Angels Watch percorrono le sonorità a loro più care con andamenti tribali e marziali non deludendo le attese; menziono in ultimo tra i “famosi” Martyn Bates (ex Eyeless in Gaza) che, chiudendo l’opera con un assolo di flauto, ci riporta ad alcune atmosfere di film pasoliniani come “I racconti di Canterbury”. Le celebrità creano il contorno ad una realtà che è tutta da scoprire. Tra i tanti folkers spiccano The Anvil con la cupa “John Barleycorn Must Die”, i suoni grezzi della The Straw Bear Band in “Trial by Bread & Butter” e Sharron Kraus che con “Horn Dance” riesce, forse nolente, a collegarsi con acts come Moon Lay Hidden Beneath a Cloud.
Questo grande lavoro andrebbe ascoltato a prescindere dai gusti musicali dato che ha una valenza divulgativa di grande portata, ma chi segue progetti come Sangre Cavallum, In Gowan Ring, Waldteufel o Sturmpercht troverà in “John Barleycorn Reborn” il perfetto punto di sutura tra la scena oscura e quella del folk classico. Aggiungo che negli ultimi anni il crescente interesse del settore alternativo (neofolk, neoclassicale certo post industrial in particolare) per le tradizioni e le identità locali ha portato alla riscoperta e valorizzazione di sonorità semi-dimenticate e questa compilation può essere vista anche come uno degli ideali punti di arrivo di una scena musicale che da tempo sta scavando nel proprio passato. Il discorso fu aperto (magari sfiorato) vari anni fa dai Current 93 e dai Fire and Ice, ma solo ora giunge a termine un vero e proprio compendio di british folk attuale per mano di una label underground. |
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