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SKITLIV
Amfetamin

label: Cold Spring (2008)
formato: CD
genere: black metal - doom
artisti simili: Burzum, Mayhem

Skitliv è il nuovo progetto del norvegese Maniac, celebre vocalist della band black metal Mayhem, affiancato in questo “Amfetamin” sia da nomi propri della scena heavy come Attila (già negli italiani Aborym e nei Sunn O))) e Niklas Kvarforth (già negli Shining), sia da David Tibet, che ci concede una inaspettata apparizione. L’album in questione arriva dopo due piccole autoproduzioni (peraltro di non facile reperibilità) ed è composto da due brani registrati in studio e i successivi sei in presa diretta dal vivo. L’iniziale title-track, che è l’unico pezzo inedito del CD essendo tutti gli altri già apparsi nei demo, si basa su riff molto grezzi e su un coacervo di voci gracchianti in tipico stile black, il tutto riesce comunque a fornire un’atmosfera oscura sebbene derivativa. La successiva “Slow Pain Coming” (qui nella versione “Cold Spring mix”) continua sulle direttive del brano precedente, grazie a chitarre che possono ricondurre in vario modo ai Black Sabbath, con il loro incedere cupo e sontuoso, e a percussioni che, come prevedibile, abbondano di piatti. La terza traccia introduce il live registrato a Camden Town, a Londra, durante lo scorso dicembre, ed è affidata a David Tibet (affiancato da Andrew Liles) che in “Who will deliver us from gold & planets?” usa il loop di ”Night” (originariamente apparso nell’album “Christ and the pale queen mighty in sorrow”) unito a uno spoken-word in parte già presente nel brano “Twilight Twilight nihil nihil”, pubblicato in “All the pretty little horses”. Dopo di che prende il via quanto di più prevedibile possiamo aspettarci: un trafila di brani registrati in un tipico low-fi black, con qualità audio non perfetta: le chitarre elettriche grattano e friggono su un tripudio di percussioni rock suonate con classica approssimazione e voce gracchiante che strepita disperata. I pezzi sono costruiti secondo i dettami del rock, ma senza virtuosismi tecnici, in base a quanto ci trasmette la regola del black metaller scandinavo. In questo trionfo di suoni desueti può risultare piacevole un certo collegamento con il doom vecchia maniera dei Black Sabbath, in particolare nel brano “A Valley Below”. Per il resto “Amfetamin” è un disco che mira a presentare questa nuova band, di certo non originale e legata agli stilemi del black metal. Rimane un dubbio: perché un’etichetta dedita all’industrial, al noise, al neofolk produce un album squisitamente rock? Perché ritroviamo David Tibet a collaborare con una band del genere? Gli interrogativi rimangono senza risposta, fatto sicuro è che quest’album non riceverà il plauso degli affezionati di casa Cold Spring. Consigliato solamente a chi segue il black metal più ruvido, gli altri rischieranno di storcere il naso.

 TOP by Michele Viali [giugno 2008]