|
|
|
Jan Carleklev e
Håkan Paulsson tornano sulle scene industrial indossando
nuovamente, dopo ben 6 anni di assenza, le uniformi del loro
storico progetto Sanctum. Assenza comunque giustificata ed egregiamente
colmata con gli encomiabili lavori eseguiti sotto le spoglie
di Azure Skies e Mago.
E forse questo nuovo album attinge anche un po’ dall’esperienza
acquisita con i sopracitati due progetti, riuscendo ad ampliare
le sperimentazioni e a far viaggiare più lontano le proprie
capacità creative.
Perno strutturale della musica di “Let’s Eat”
sono le ruvide a aggressive sessioni vocali, le potenti e tormentate
percussioni metalliche, con l’aggiunta di effetti e di
elaborate distorsioni caustiche disseminate ovunque lungo l’ascolto.
Le situazioni più ruggenti ed esplosive si vivono con
gli impetuosi muri sonori di “När” (forse la
hit dell’album), le fameliche corrosioni tribali di “Foodchain”,
“Lie Low” e “Shine”.
La voce di “A Pose” invece è di Sara-Lo av
Ekstam, una flebile scintilla romantica circondata da crepitanti
insidie spinose; creando così interessanti tematici.
E poi ci sono le piacevoli fusioni strumentali della title-track,
tra esplorazioni neoclassiche e possenti ritmi distorti, settaggi
ripresi anche nei riverberi sonici di “Shut Up”.
La pulsante e vorticosa “Sister”, con i più
marcati lineamenti retro-industrial, può ricordare i
primi Klinik.
La chiusura spetta alla tragica e struggente “Let’s
Play”, dove si intrecciano ancora ipnotici magnetismi
e nostalgiche suggestioni sinfoniche.
Quando i miti tornano… l’essenza si rinnova. |
 |
by :twilight zone: |
|
|
|