H.E.R.R. è un progetto nato di recente che ruota attorno alla figura di Michiel Spapé, aiutato da altri tre membri. Questo è il loro primo lavoro ufficiale, già edito sia in CD (sembra in sole 141 copie!) che in un’edizione ultra limitata in vinile picture per la francese Cynfeirdd e ora riproposto in CD, a furor di popolo, dalla Cold Spring con una traccia aggiuntiva.
Penso che molti si chiedano cosa voglia dire l’acronimo H.E.R.R., ecco svelato l’arcano: “Heilig Europa! Römisches Reich” ovvero –se non sbaglio- “Santa Europa Impero Romano”.
Il tema su cui si basa il lavoro, come si può evincere dal titolo, è la caduta di Costantinopoli, ultimo baluardo dell’antico impero romano, avvenuta nel XV secolo.
La musica è maestosa, epica, marziale. Ripropone con le note la grandezza di un periodo splendente che non tornerà più, fotografato nella ricchezza del suo splendore, ma sull’orlo del precipizio.
Le tracce scorrono veloci incentrate su motivi eroici di tastiera, temi di pianoforte, di chitarra acustica, di timpani roboanti. A tratti sullo sfondo si sviluppano le urla dell’antica città in fermento nel momento fatale. La voce è utilizzata a mo’ di spoken word, in recitativi imponenti e nel canto per il magico brano A New Rome. L’orchestrazione e le percussioni sono perfette, dosate con la giusta potenza e mai usate a sproposito. Sonorità orientaleggianti arricchiscono la bella traccia Hagia Sophia. La bonus track intitolata Requiem rimane l’unica composizione non originale del disco: un adattamento da Beethovene Scarlatti, eseguito al piano e orchestrato magistralmente in crescendo.
A differenza di altri grandi progetti che trattano temi analoghi e a cui gli H.E.R.R. potrebbero essere accostati, come Wappenbund o Von Thronstahl, i nostri fanno un uso molto limitato di partiture industriali e di suoni e rumori campionati, basandosi invece soprattutto su sonorità neoclassiche mai troppo ripetitive, cosicché sono le note stesse a portarci indietro nel tempo. Questo è garanzia di grande originalità, che riesce a far emergere in modo imponente gli H.E.R.R. dall’anonimato del calderone martial industrial dove affoga gente comunque quotata come Arditi o A Challenge of Honour.
Siamo di fronte ad una nuova realtà, ad un disco che abbonda di idee originali e riesce ad infondere grande emozione. Il quartetto si staglia imperioso e marmoreo, come l’antica Costantinopoli, sul panorama musicale.
Titanico e impressionante. “Enemy at the gates!”. |