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DEADWOOD
8 19

Label: Cold Spring (2005)
Formato: CD
Genere: Death industrial - Noise

Il progetto svedese Deadwood, al suo esordio con questo titolo, è incarnato da un unico musicista, già membro del gruppo Black metal di nicchia Blodulv con cui ha realizzato anche una cassetta split presentando il suo nuovo progetto col nome lievemente differente di Deadwood Murder.

Le origini non si rinnegano e si sente non poco in questo album, in cui la voce growl cacofonica rimanda senza mezzi termini all’ambito metal più sperimentale. A dispetto delle poche tracce che compongono il dischetto, la durata è molto lunga con pezzi di anche 14 minuti, ma tutti piuttosto diversi, a formare un lavoro che, nonostante il genere, risulta alla fine abbastanza variegato.

Si parte con la traccia Antabus, in pratica un terremoto di cui non riconosco ancora la struttura, con voce urlante in sovrimpressione, forse l’unico pezzo veramente noise del CD. La successiva Crushing on si staglia su toni più tranquilli, passando così dalla brutalità dell’inizio ad un’ambient comunque non rilassante, fatto che si ripete anche in Bitch on the…, altro pezzo d’atmosfera nera costruito su loops minimali. L’omonima 8 19 presenta uninteressante ritmo, unico e ripetitivo, che si trascina per oltre 10 minuti con le immancabili urla black a commentare il tutto e sempre su questa scia si muove la conclusiva e breve “-“. A farla da padrone è uno strutturato rumore anche in Wither sith, reso con un gracchiante sound di base e un sample circolare che ricorda l’ululato dei lupi progredendo poi con un bel loop dalla ritmica inusuale e serrata.

Un disco immerso in un’aura satanica che rimanda ad alcuni lavori di MZ 412, e che si accosta a molti grandi della scena death-sperimentale scandinava. Ma pur avendo davanti un CD chiaramente industrial per modalità di realizzazione e per sonorità, mi sono ritrovato immerso in sensazioni algide che ottenevo di norma grazie a nomi della black metal scene norvegese, questione curiosa che rende merito e che mostra quanto forte e radicata sia la provenienza geografica (e climatica!) nonché artistica di Deadwood.

Sicuramente non per tutti i gusti e per tutte le stagioni. Quest’album può essere apprezzato solo da chi ama certe releases estreme e da chi sa dosare con pazienza l’ascolto a causa di brani molto lunghi e certo non assimilabili se li si vuol sentire senza pause o con un’atmosfera non consona.
 TOP by Michele Viali [gennaio 2006]