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CONTRA
Enter The Winter
LABEL - D-Trash Records (2005)
Formato: CD
Genere: Breakcore Illbient
Nuova uscita per la più prolifica delle tante incarnazioni del canadese Ian Reddy che in quest’occasione si firma con lo pseudonimo E. Coli. Enter the Winter rappresenta la seconda stampa su CD per Contra, che finora aveva pubblicato quasi esclusivamente su CDr se si esclude un rarissimo 7”. Peccato per l’assenza del booklet, sostituito da un misero foglietto più che avaro di informazioni.
L’elettronica di Reddy –così come, più in generale, quella prodotta dall’etichetta canadese D-Trash- si distacca molto dagli standard cui siamo abituati in Europa e riconduce alle diramazioni più estreme della Jungle music, ma anche, a tratti, ad alcune delle sperimentazioni di Aphex Twin e DJ Spooky; il risultato è quello di una mescolanza di rumori di varia provenienza letteralmente violentati da più basi spezzate e intrecciate tra loro.
Nel particolare il CD è composto da 11 tracce, la prima delle quali è praticamente un intro composto da rumori e versi deformi; dopo di che si spalancano le porte alle percussioni frastagliate di Young Nation, cui segue l’ottima Faiths in Decline costruita con una base sincopata su cui emergono voci distorte ed un buon motivo di tastiera, arricchito da samples che rimandano a vecchi videogames. Le sessioni ritmiche si susseguono e si sovrappongono quasi a creare l’effetto inquietante di una sparatoria impazzita, con basi più potenti in sovrimpressione e colpi ossessivi in sottofondo, come in In the Bloodstream, dove troviamo anche qualche momento di tranquillità tra i frenetici assalti di adrenalina, che riprendono più incisivi che mai nella successiva Slime. Samples, e brusii inaugurano l’entrata di Black Nirvana, brano dall’andamento più rallentato sebbene poderoso. Menziono infine la breve e conclusiva Biotapestry Z sempre organizzata su basi brokenbeat ma realizzata con sonorità più industriali.
Contra propone in questo dischetto un modernismo musicale che supera l’eccesso e a volte rischia di cadere nel puro manierismo specchiandosi troppo nei suoi ritmi irregolari e accavallati. Le soluzioni rimangono comunque molto interessanti e trovano il loro massimo risultato in un ascolto ad altissimo volume, tant’è che indico questo lavoro soprattutto ai deejay con propensioni breakcore. Tuttavia la buona qualità del prodotto dovrebbe soddisfare –come è successo al sottoscritto- anche chi frequenta solo saltuariamente queste sonorità aggressive.
 TOP by Michele Viali [giugno 2005]