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ATTRITION
At The Fiftieth Gate

label: Two Gods (2008)
formato: CD
genere: electro-goth, synth-pop
Artisti simili: Sisters of Mercy, Mission, Kirlian Camera

“At the Fifitieth Gate” fu pubblicato in origine nel 1988 in formato LP, quindi ristampato successivamente in CD nel 1997 e nel 1998 con alcune bonus tracks tratte dai singoli in vinile“Haydn (or Mine)”, “Turn to Gold” e “Haydn (the Final Sessions)”, tutti usciti nel biennio 1988-1989. La ristampa rimasterizzata messa a punto ora dalla Two Gods ripropone la versione in CD ormai fuori catalogo. Il contenuto presenta lo stile più tipico degli Attrition: un electro-goth molto english, misto a movenze più pop, che faceva e fa ancora ballare in tanti dancefloor. I primi 11 brani sono quelli contenuti nell’LP e sono strutturati su basi electro assai marcate e sincopate, in linea con i suoni synth degli anni ’80 più inoltrati, su lievi riff di chitarra elettrica che si concede sporadicamente a qualche assolo, sul vocione gotico di Martin Bowes e su morbidi arrangiamenti wave. Qualche motivo di sola tastiera emerge qua e là con la funzione di intro o come intermezzo dal tono più dimesso (ottimo l’ambientale “Interlude”). I brani tratti dai singoli appaiono in sintonia con quanto presente nell’album, magari con un piglio ancor più easy listening, quasi da piccola hit estiva, lontana dall’electro-goth tetro e oscuro. Non è un caso infatti che tali pezzi ricordino i Kirlian Camera di “Edges” o i Depeche mode di “Black Celebration”, seppur con una vena autoriale minore. “At the Fiftieth Gate” si colloca quindi sulla scia di band chiave come Sisters of Mercy e Mission, rientrando in un calderone goth-rock che ha spopolato nell’Europa degli anni ’80. Ma gli Attrition di quel periodo arricchivano il tutto con incursioni nei territori synth-pop, il che si evince da brani capaci di attrarre un pubblico eterogeneo e di collocarsi in una posizione di intrattenimento facile e distante dal settore alternativo, ne è esempio il brano “Milano”, pezzo malinconico ma non dai suoni oscuri. Le stesse basi non disdegnano a volte un andamento che può rimandare ad alcune hit dei Duran Duran degli anni ’80. Di sicuro non è questo il sound più sperimentale degli Attrition e se ne sentono adesso più di allora i limiti, soprattutto nella volontà di voler appartenere a generi che all’epoca davano solide garanzie di vendita. I brani rimangono comunque piacevoli a distanza di anni, mostrando le “rughe” nelle sonorità ma non nelle melodie, alcune delle quali riescono ancora a conquistare con una certa facilità. Ascoltando questo album qualcuno sentirà un brivido di nostalgia, altri potrebbero rimanere affascinati da un sound che ha all’epoca spopolava.

 TOP by Michele Viali [giugno 2008]